La Striscia di Gaza continua a rappresentare territorio di morte e di ostilità fra israeliani e palestinesi

Manifestanti in territorio di Gaza Manifestanti in territorio di Gaza © Mahmud Hams/Getty Images

13 marzo 2019

Un recente attacco sferrato da un cecchino israeliano ha causato la morte di un ragazzino palestinese di appena 15 anni

Il 6 marzo scorso, un ragazzo di 15 anni ha subìto un attacco mortale in una zona a est della Striscia di Gaza, mentre altri sei manifestanti sarebbero rimasti feriti ed assistiti presso un ospedale limitrofo.

Dal 30 marzo 2018, più in particolare, sono iniziate le proteste palestinesi per commemorare il c.d. “Land day”, in ricordo e a difesa dei cittadini che hanno protestato contro la confisca dei loro terreni, per poi venire uccisi dalle forze israeliane.

Decine di migliaia di palestinesi hanno preso parte alle manifestazioni, radunandosi al confine con Israele, chiedendo di poter tornare nelle proprie terre; quelle stesse terre appartenenti alle famiglie etnicamente ripulite nel 1948 per mano dei paramilitari sionisti.

La manifestazione in atto è nota come “Grande marcia del ritorno”, ed ha dato luogo a numerosi attentati a danno dei militanti palestinesi. Nonostante le aspre condanne internazionali, l’esercito israeliano non ha posto fine ai continui assalti contro i manifestanti disarmati, così come sottolineato da Magdalena Mughrabi, vice direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

Secondo quanto documentato da Medici Senza Frontiere, la natura delle ferite riportate dalle vittime lascia intendere che le armi utilizzate durante gli attacchi siano state di potenza tale da cagionare il massimo danno alla incolumità e alla salute dei civili colpiti: pertanto, si auspica di riuscire a fermare la fornitura d’armi, al precipuo fine di evitare ulteriori violazioni di diritti umani.

Il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite, dal suo canto, ha avviato un’inchiesta per appurare il numero di morti causato dall’inizio della protesta fino al 31 dicembre 2018: circa 250 palestinesi sarebbero stati uccisi nel corso di 11 mesi; migliaia i feriti dai proiettili e resi disabili a vita.

L’indagine svolta da Santiago Canton, presidente della Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sulle proteste nei territori palestinesi occupati, ha raccolto prove fondate a supporto della condanna di Israele per crimini contro l’umanità.

A giudizio di Canton, i miliziani avrebbero, infatti, oltraggiato la legge internazionale sui diritti umani ed, altresì, disposizioni fondamentali in materia di diritto umanitario.

Per saperne di più:

https://www.aljazeera.com/news/2019/03/palestinian-teenager-killed-israeli-sniper-gaza-190307063207081.html

https://www.amnesty.it/le-uccisioni-ferimenti-illegali-dei-manifestanti-gaza-necessario-embargo-sulle-armi-israele/

http://nena-news.it/onu-accusa-israele-di-crimini-di-guerra-contro-manifestanti-palestinesi-a-gaza/

https://www.aljazeera.com/indepth/interactive/2018/05/palestinians-great-march-return-human-cost-180516110538165.html

 

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