La Bomba, per far esplodere la gente

La Bomba, per far esplodere la gente Giuseppe Trusso Sfrazzetto

10 aprile 2018
Ripercorriamo insieme a Giuseppe Trusso Sfrazzetto il viaggio che ha portato alla creazione del video per la canzone “la Bomba”.

Dai primi di marzo del 2018 gira su YouTube il video di Giuseppe Trusso Sfrazzetto per la canzone “La Bomba” del cantautore Giovanni del Grillo.

Il video è stato presentato ufficialmente al Teatro Alba in Roma la sera del 9 Marzo 2018 e continua ad essere presentato dal suo autore in tutta Italia. Dall’incontro con il sociologo autore e produttore del videoclip sono emersi diversi spunti di riflessione sul sempre più attuale tema dei bombardamenti in zone densamente popolate di cui L’Osservatorio si occupa da anni e a cui di recente ha dedicato il video informativo “Guerre in città”.

Questo lavoro non è certamente il prodotto di un singolo, bensì il frutto di una collaborazione con il cantautore Giovanni del Grillo e di un'esperienza condivisa dai due che Giuseppe Trusso descrive così: “Con Giovanni siamo amici di vecchia data e quasi sempre ho inserito la sua musica e le sue canzoni nei miei documenti video. Siamo molto affiatati e con sensibilità affini riguardo la necessità di denunciare la barbarie dei bombardamenti sui civili inermi. Con Giovanni ho condiviso molte esperienze di vita, oltre che professionali. Quella forse più indimenticabile risale a poco più di un anno fa da cui nasce poi la canzone ed il video de "La Bomba": un'esperienza diretta di volontariato con richiedenti asilo in fuga dai conflitti”.

Per chi voglia denunciare le atrocità commesse dai belligeranti sulle popolazioni civili e i loro beni, L’Osservatorio – nato con lo specifico obiettivo di dare voce alle vittime civili delle guerre spesso inascoltate – rappresenta un centro di ascolto e condivisione, per questo motivo Giuseppe ha accettato di buon grado di condividere la sua esperienza con noi. L’esperienza di Giuseppe e Giovanni, e il video realizzato, serve da megafono a coloro che si trovano costretti a fuggire da zone in guerra. In particolare, sebbene l'Europa non fosse ignara dei flussi di civili che dalle zone di guerra cercavano rifugio nel cuore del continente, quello che è successo dall'estate del 2015 alla primavera del 2016 segna un cambiamento drammatico riguardo la rotta che attraverso i Balcani porta alla Germania. Su quelle orme Giovanni e Giuseppe decidono di intraprendere il loro viaggio, che quest’ultimo ci ha così descritto:

“Sto parlando di un viaggio fatto tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, in un contesto europeo di piena emergenza migranti. L’idea era quella di ripercorrere al contrario, almeno per il tratto europeo, il cammino dei rifugiati che dai luoghi di guerra, principalmente Afghanistan, Siria e Pakistan, raggiungevano la Grecia e poi la Serbia. Volevamo operare con organizzazioni di volontariato indipendenti sia dal Governo che dalle O.N.G.

Siamo partiti da Roma alla fine del 2016 per Belgrado dove siamo restati poco più di una settimana. La situazione dei richiedenti asilo a Belgrado era drammatica. Circa tremila rifugiati, per lo più adolescenti, stipati in tre baracconi, destinati alla distruzione, in pieno centro cittadino a ridosso della stazione ferroviaria. Grazie alla rete sociale di internet siamo entrati in contatto con i volontari di Hot food Idomeni con i quali riuscivamo a preparare e distribuire un pasto caldo al giorno. Abbiamo collaborato anche con Refugee Aid Serbia distribuendo in modo quasi clandestino coperte e vestiti. Da Belgrado ci siamo spostati per pochi giorni a Salonicco e poi ad Atene, dove siamo rimasti una ventina di giorni. Nella capitale greca abbiamo scelto di operare in contesti completamente diversi. Ci siamo presentati all’Hotel City Plaza, un’occupazione gestita dai rifugiati insieme a militanti greci e a volontari da tutto il mondo. Io mi sono inserito nei turni della cucina e Giovanni in quelli dedicati al riordino del magazzino e alla distribuzione dei vestiti e dei giocattoli provenienti dalle donazioni. Ci siamo presentati anche all’Esercito della Salvezza e con i loro volontari portavamo la sera di mercoledì e sabato del tè caldo, panini ma anche medicine ai rifugiati che vivevano per la strada”.

Come abbiamo più volte sottolineato a L’Osservatorio, il fatto di instaurare un contatto diretto con le realtà tragiche e spesso inenarrabili dei civili in fuga dalle guerre genera una sorta di cortocircuito nell'animo di chi lo vive. La canzone e il video nascono da questo impatto e prendono forma durante il ritorno da questo viaggio.

“Giovanni ha scritto La Bomba in primavera di quello stesso anno mentre io ero impegnato ad elaborare i quasi 200 gigabyte di video interviste e suggestioni varie raccolte nel viaggio e che dovevano diventare “Il cammino di Salim” (titolo provvisorio); il reportage di questa nostra esperienza. Purtroppo non lo vedremo realizzato mai perché dei ladri mi hanno svaligiato casa e portato via tutto il materiale utile alla causa. Meglio dei ladri che una bomba, giusto? Sicuramente si. Non c’è niente di peggio di una bomba che ti piove dal cielo e ti porta via oltre alle cose e i progetti anche gli affetti e la famiglia.”

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