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Si aggrava la crisi umanitaria nel Sahel

Donne che raccolgono acqua Donne che raccolgono acqua Anton Wagner su Pixabay

10 Ottobre -

I Paesi del Sahel stanno affrontando un clima di profonda crisi politica, sociale ed economica.

Burkina Faso, Chad, Cameroon, Gambia, Guinea, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria e Senegal sono i 10 Paesi di questa regione in crisi. Dal 2011, l’escalation di violenza, instabilità, povertà e cambiamento climatico caratterizza il Sahel, ma viene maggiormente riscontrato in Niger, Burkina Faso e Mali, che ne rappresentano l’epicentro. Le violazioni dei diritti umani da parte di gruppi armati come ISIS e Al Qaeda e dagli eserciti nazionali rappresentano il maggior fattore di crisi. Le economie fragili, il cambiamento climatico (ad esempio, l’innalzamento delle temperature che risulta più alto rispetto alla media mondiale, porta a desertificazione e minori risorse di cibo ed acqua), le migrazioni forzate (interne ed esterne), la difficoltà delle istituzioni di rappresentare e proteggere la popolazione, sono da registrarsi tra i fattori fondamentali. I tentativi e le risorse utilizzate per far fronte alla crisi si sono provate insufficienti, considerata l'urgenza e la gravità della situazione.

 

I gruppi terroristici islamici rappresentano la causa fondamentale di instabilità nella regione. Gruppi come Al-Qaeda stanno diffondendo panico e violenza, attaccando civili innocenti, bruciando case, rapendo donne e bambini. Questi sono identificati dalla comunità internazionale come chiari crimini di guerra.

Le strategie di neutralizzazione da parte del governo e le forze armate sono ugualmente brutali. Ad esempio in Burkina Faso, Human Rights Watch ha riportato la morte di 223 morti di civili innocenti. Un'esecuzione di massa eseguita dall'esercito, a danno di civili accusati di essere simpatizzanti con gruppi terroristici. Appare quindi evidente che le strategie di lotta al terrorismo dei governi alimentano più violenza, aumentando la quantità di attacchi violenti nonostante l’obiettivo sia la riduzione degli stessi. Anche in questo caso, Human Rights Watch dichiara che le azioni contro i civili si configurano come crimini contro l’umanità.

 

L’UNHCR registra 4 milioni di sfollati tra Burkina Faso, Niger e Mali. L’agenzia riporta che l’80% degli sfollati è composto da donne e bambini, a causa di attacchi terroristici molto frequenti da gruppi estremisti quali ISIS e Al Qaeda, all’accesso limitato ad istruzione e lavoro, ma anche a carestia e violenza di genere. Donne e bambini rappresentano le categorie più vulnerabili e più colpite in situazioni di conflitto. Questo spiega il bisogno di trovare rifugio più sicuro scappando da situazioni di pericolo gravi e imminenti. Sima Bahous, Direttrice Esecutiva di UN Women, ha dichiarato che le donne non sono incluse o considerate negli spazi pubblici, non hanno diritto allo studio, non partecipando alla vita pubblica e ricevendo meno considerazione e protezione dalla stessa. Perciò, rappresentano parte della strategia di terrore sulla popolazione dei gruppi terroristici, venendo rapite e abusate. Sima Bahous ha poi evidenziato come i più alti numeri al mondo di matrimonio precoce si registrino proprio nei paesi del Sahel, attuando una chiara violazione dei diritti umani e, nello specifico, dei diritti del bambino. 

 

Nel 2025, le giunte militari degli Stati del Sahel hanno deciso di ritirarsi dalla Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale (ECOWAS) e dalla Corte Penale Internazionale (ICC). Questa situazione ha delle conseguenze immediate sul benessere e i diritti della popolazione civile, in quanto verrebbero  meno le garanzie sovranazionali di protezione e trasparenza e di responsabilità dei governi nei confronti dei cittadini. Le vittime avranno a disposizione ancor meno strumenti per chiedere giustizia e protezione, sia a livello nazionale che internazionale.

 

Per saperne di più:

 


Di Alexia Banica

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