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L’insufficiente risposta dell’UE alle atrocità civili in Sudan

Mentre i combattimenti nel Darfur continuano, migliaia di persone fuggono nel campo per sfollati interni Mentre i combattimenti nel Darfur continuano, migliaia di persone fuggono nel campo per sfollati interni foto di Olivier Chassot su UN Photo via Flickr

Nonostante l’UE stia contribuendo agli aiuti umanitari in Sudan, il suo apporto è inadeguato a fermare le atrocità nel paese.

Dall’aprile 2023 il Sudan, e nello specifico la regione del Darfur, è teatro di una guerra civile tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF). 

Il conflitto è caratterizzato  da gravi violazioni delle norme umanitarie ai danni di civili. Ne sono un esempio la violazione del principio di distinzione dovuta al dispiegamento di armi imprecise in aree altamente popolate da civili, come proiettili e bombe. L’uso indiscriminato di tali armi ha portato alla distruzione e al danneggiamento di strutture civili, come gli ospedali. È stato riportato che questi attacchi hanno portato al non funzionamento del 70-80% delle strutture sanitarie, risultando nell’impossibilità più di 15 milioni di civili di avere accesso alla sanità. Non solo, ma gli attacchi hanno determinato elevati tassi di morte e feriti civili: solo tra il 15 Aprile 2024 e la fine di Agosto 2023 quasi 4.000 civili sono stati uccisi e 8.400 sono rimasti feriti. 

Considerando l’attuale situazione in Sudan, i civili, che vivono nel terrore  ma anche di perire a causa dell’esercizio di torture e violenze sessuali commesse da membri delle parti in guerra e della limitata possibilità di acquistare beni di prima necessità, si vedono costretti a fuggire dal paese a cause della sua drammatica situazione. Più di nove milioni di civili stanno fuggendo verso altri paesi africani, come Ciad, Libia e Tunisia. Tuttavia, la loro fuga dalle atrocità è ostruita dalle politiche di immigrazione dell’Unione Europea (UE). 

L'UE è impegnata a proteggere i civili sudanesi nei conflitti, contribuendo all'azione umanitaria in Sudan dallo scoppio della guerra nel 2023. Tuttavia, attualmente  il contributo dell’UE alla protezione civile è ritenuto insufficiente. In primo luogo, i finanziamenti umanitari nel paese,  che ammontavano a oltre 128 milioni di euro nel 2023, sono scesi a 117 milioni di euro nel 2024. In secondo luogo, l’UE ha recentemente imposto sanzioni – il congelamento dei beni e il divieto di viaggio nell’UE – contro sei individui affiliati alle fazioni in guerra e non alle fazioni stesse per le atrocità contro i civili da loro commesse. Human Rights Watch sostiene che l’UE, con il suo ruolo significativo nelle Nazioni Unite, dovrebbe fare pressione sugli altri paesi, in particolare quelli del Consiglio di Sicurezza, affinché intraprendano un’azione attiva contro il Sudan e qualsiasi altro paese che sostiene finanziariamente e fornisce armi alle fazioni in guerra. Infatti, con la sua attuale azione umanitaria in Sudan, come affermato da Philippe Dam, direttore per l'advocacy dell'UE di Human Rights Watch, “L'UE è così neutrale che è impercettibile”.

 

Per saperne di più:

 

by Ottavia Soldini

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