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Protezione dei civili: il 2025 segna un nuovo fallimento globale

Riunione speciale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 2017 Riunione speciale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 2017 © a katz su Shutterstock

Il rapporto ONU 2026 denuncia escalation di vittime civili, fame, sfollamenti e attacchi umanitari nei conflitti armati.

Nel 2025, una persona civile è stata uccisa in un conflitto armato ogni 14 minuti. È uno dei dati più drammatici contenuti nel nuovo rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla protezione dei civili nei conflitti armati (S/2026/390), che descrive un sistema internazionale sempre meno capace di prevenire o limitare il danno ai civili.

Secondo il rapporto, oltre 37.000 civili sono stati uccisi in 20 conflitti armati nel corso dell’anno. Il dato è probabilmente sottostimato a causa delle limitazioni nell’accesso alle aree di guerra e nelle attività di verifica sul campo. Gaza, Sudan, Ucraina, Myanmar e Repubblica Democratica del Congo emergono tra i contesti più devastati. Solo a Gaza, almeno 20.000 palestinesi sarebbero stati uccisi o recuperati sotto le macerie nel 2025.

Il rapporto mostra come il danno ai civili non riguardi soltanto morti e feriti, ma anche il collasso delle infrastrutture essenziali. In Sudan, gli attacchi a centrali elettriche, dighe e sistemi idrici hanno colpito oltre il 75% delle famiglie. In Ucraina sono stati registrati 429 attacchi alle infrastrutture energetiche, mentre a Gaza oltre l’80% delle strutture risulta danneggiato entro la fine del 2025.

Particolarmente grave è il deterioramento della protezione sanitaria. Le Nazioni Unite hanno registrato 1.356 attacchi contro il settore sanitario in 18 contesti di conflitto, con 1.980 morti e 1.175 feriti. I dati del WHO Surveillance System for Attacks on Healthcare mostrano un peggioramento netto rispetto al 2018, quando gli incidenti registrati erano 802.

La guerra alimenta anche fame e carestia. Secondo la classificazione IPC citata dal rapporto, 147 milioni di persone in 19 Paesi e territori vivono condizioni di insicurezza alimentare acuta causata principalmente dai conflitti. Per la prima volta in vent’anni, due carestie sono state confermate nello stesso anno: Sudan e Striscia di Gaza. A Gaza, il 32% della popolazione si trova in condizioni “catastrofiche”.

Anche lo sfollamento forzato continua a crescere. Entro giugno 2025, 117,3 milioni di persone risultavano sradicate con la forza, tra cui 67,8 milioni di sfollati interni e 42,5 milioni di rifugiati, secondo UNHCR e Internal Displacement Monitoring Centre.

Il rapporto dedica ampio spazio anche alle trasformazioni tecnologiche della guerra. Gli attacchi con droni sono aumentati del 4.000% tra il 2020 e il 2024, mentre l’uso dell’intelligenza artificiale in ambito militare apre nuovi interrogativi sulla perdita del controllo umano e sulla protezione dei civili nei domini digitale e informativo.

Uno degli aspetti più rilevanti del rapporto riguarda però il divario crescente tra norme e applicazione. Il Segretario Generale sostiene che il problema non sia la mancanza di diritto internazionale umanitario, ma l’assenza di volontà politica nel farlo rispettare. Il rapporto sottolinea inoltre che anche operazioni formalmente legali possono produrre danni civili devastanti, chiedendo agli Stati di adottare sistemi più rigorosi di monitoraggio del danno civile e accountability.

Le conclusioni contengono un messaggio politico diretto: mentre la spesa militare globale ha raggiunto 2,7 trilioni di dollari nel 2024, appena l’1% di quella cifra sarebbe sufficiente per finanziare l’intero appello umanitario globale delle Nazioni Unite.

 

di Sara Gorelli

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