Gender mainstreaming ed etica nelle aree di ricerca colpite dai conflitti

Una ricercatrice di Safeworld mentre parla con un membro della comunità di Otuke, Uganda, sulla sua esperienza di conflitto. Una ricercatrice di Safeworld mentre parla con un membro della comunità di Otuke, Uganda, sulla sua esperienza di conflitto. © Saferworld/ Alexandra Azúa Hale

Nel novembre 2018, il Peace Research Partnership (PRP) ha discusso le sfide relative al gender mainstreaming nella ricerca in contesti di conflitto.

 Il RPR, composto da Safeworld, International Alert, Conciliation Resources, e Aid UK, è un programma volto a condurre ricerche su “sviluppo economico inclusivo, i processi e le istituzioni di pace, e a identificare come le dinamiche di genere possono condurre il conflitto o la pace” in regioni colpite dal conflitto. La coalizione ha condotto sei casi di studio e seminari a Londra nel novembre 2018. Nel 2019, è stato scritto il rapporto finale a seguito dei casi di studio, al fine di fornire uno sfondo alle questioni discusse nei seminari, analisi sulle sfide principali del gender mainstreaming, dell’etica, della salvaguardia e raccomandazioni.

Il rapporto del PRP definisce il genere come i modi in cui le persone sono socialmente, culturalmente e storicamente classificate come “femmine” e “maschi”, compreso l’effetto che questa classificazione ha sulla loro quotidianità. Molto spesso, il genere è allineato con il sesso biologico assegnato alla persona alla nascita, varia tra le diverse culture e può essere soggetto a cambiamenti durante il tempo. Il concetto di genere è anche visto per esaminare le relazioni tra le persone identificate come uomini e donne. Le relazioni influenzano l’organizzazione dei due, nonché la distribuzione del potere e delle risorse. In particolare, il significato di genere può cambiare prima e dopo il conflitto.

Il gender mainstreaming è “un processo per garantire che le preoccupazioni e le esperienze  delle donne e degli uomini (o dei ragazzi e delle ragazze) e di quelli con altre identità di genere, siano parte integrante della progettazione, dell’attuazione, del monitoraggio e della valutazione  di tutta la legislazione, le politiche e i programmi”. Esistono due approcci per l’integrazione della dimensione di genere: integrazionista e trasformazionalista. Il primo sottolinea il valore dell’integrazione di genere nella ricerca, mentre l’approccio trasformazionalista si concentra sull’effetto trasformativo che un approccio gender mainstreaming può avere sulle organizzazioni, politiche e pratiche. Promuove anche l’uguaglianza di genere e mira a cambiare le relazioni di potere tra i generi. 

A seguito del seminario di due giorni, le organizzazioni hanno scoperto che la rappresentazione e l’equilibrio di genere nei gruppi di ricerca, nonché le competenze di genere (consulenti di genere) sono importanti per garantire il gender mainstreaming intersezionale nella ricerca. Inoltre, la coalizione ha raccomandato ai ricercatori di lottare per partenariati uguali e reciprocamente vantaggiosi, mentre le consulenze dovrebbero porre maggiormente l’accento  sul gender mainstreaming trasformazionalista. Il progetto di ricerca deve garantire la più ampia portata e varietà di voci.

Inoltre, la coalizione ha esaminato la loro etica della ricerca e ha sviluppato “principi fondanti sulla garanzia del consenso informato e il principio di base di –non danneggiare-”. L’etica della ricerca sottolinea l’importanza di fornire formazione al personale e  comprendere i rischi della ricerca, oltre a garantire riservatezza e sostegno ai partecipanti alla ricerca. Al contrario, la prevenzione dei rischi che i ricercatori pongono agli altri nelle loro pratiche, come lo sfruttamento sessuale e la traumatizzazione,  è coperta dal concetto di salvaguardia  e coinvolge singoli ricercatori e partecipanti.

Un’altra scoperta emersa dal rapporto è “la fatica della ricerca”, un concetto sperimentato da molti partecipanti alla ricerca. Più in particolare, i partecipanti possono ritenere di essere sottoposti a ricerche eccessive e coinvolti nel costante flusso di domande, non traggono  vantaggio dalla ricerca e non si ottengono risultati visibili. Per evitare ciò, è fondamentale che i gruppi di ricerca conducano studi di base per determinare se è probabile che apportino più benefici che danni. Inoltre, i ricercatori devono ricevere un’informazione approfondita sulla ricerca per prevenire comportamenti scorretti, imparare a costruire opinioni etiche e di salvaguardia nella loro ricerca. Infine, i ricercatori e le organizzazioni devono sempre riflettere sugli scopi delle loro ricerche:  determinare chi beneficia delle conoscenze create attraverso la ricerca e se sono le persone che sono direttamente influenzate dalle problematiche studiate.

 

Per leggere l’intero rapporto:

https://www.saferworld.org.uk/resources/publications/1209-doing-research-in-conflict-settings-gender-mainstreaming-and-ethics

 

Autrice: Giulia DeLuca; Editor: Aleksandra Król; Traduzione: Giulia Francescon

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