Stampa questa pagina

In prima linea: la crescente persecuzione degli operatori umanitari

Un’operatrice umanitaria a Damasco, Siria Un’operatrice umanitaria a Damasco, Siria © Hosien Azour /UNSplash

Il numero degli operatori umanitari uccisi nel 2024 racconta una storia di crescente vulnerabilità e sfide senza precedenti alla loro protezione.

Dall’inizio dell’anno, 281 operatori umanitari hanno tragicamente perso la vita mentre svolgevano le loro funzioni, un numero agghiacciante che supera il precedente massimo di 280 vittime registrato nel 2023. Questo dato evidenzia non solo una crescente crisi di sicurezza per chi opera in zone di conflitto, ma si inserisce anche in un contesto in cui lo status dei non belligeranti è sempre più messo in discussione. Nel 2024, si stima che 33.000 civili siano stati uccisi, rappresentando un incremento del 72% rispetto al 2022.

Il picco di queste perdite è stato registrato nella Striscia di Gaza, dove dal 7 ottobre 2023 sono stati uccisi 333 operatori umanitari. Questa tendenza si riflette anche in altri conflitti attualmente in corso: 25 morti in Sudan, 11 in Ucraina, 11 nella Repubblica Democratica del Congo, 9 nel Sud Sudan e 1 nello Yemen.

In un anno che celebra il 75° anniversario delle Convenzioni di Ginevra, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 2730 (2024), esortando gli Stati a:

  •  Proteggere il personale umanitario.
  • Assicurare il rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani applicabili in caso di conflitto.
  • Agire secondo le norme sancite dalle Convenzioni di Ginevra del 1949 e dai Protocolli Addizionali del 1977 e del 2005. 
  • Porre fine all’uso indiscriminato di dispositivi esplosivi che violano il diritto internazionale umanitario.
  • Condannare il diniego di aiuto umanitario.
  • Facilitare l’accesso ai servizi umanitari per chi ne ha bisogno.

 

Per saperne di più:

 

di Camilla Levis

Letto 621 volte